venerdì 11 marzo 2016

House Of Cards 4 - La fine di un'era






Che siate arrivati qui dopo aver finito di vedere la quarta stagione di HOC o che non siate neanche riusciti a vederne il primo episodio vorrei mettervi al corrente di una semplice notizia che, rispettivamente, vi chiarirà determinate scelte di scrittura o vi darà una prima visione diversa dell'intero show: Beau Willimon, lo showrunner di queste quattro stagioni, ha deciso di abbandonare il progetto non scrivendo quindi la quinta stagione e le possibili successive.
Secondo me, poi potrei anche sbagliarmi, questa notizia è importantissima e cambia completamente il modo di vedere lo show perchè è a conti fatti una perfetta chiusura del cerchio: il ritorno di determinati personaggi, il rimando a vecchi episodi e la fine di un determinato filone sono l'esempio lampante di come questa quarta serie sia un punto di arrivo e non un ennesimo pit stop.
Certo il finale di questa stagione è un finale di un certo tipo, lascia anche spazio per un cambio formale della serie abbastanza interessante, tuttavia se Netflix avesse voluto chiudere baracca e burattini, se avesse voluto mettere un punto senza andare a capo a HOC questa stagione sarebbe perfetta, sarebbe la ciliegina di una splendida torta e, se fosse stato così, tutto sarebbe stato calcolato magnificamente.
Lo stesso avvicinarsi di una determinata data nell'ultimo episodio bloccata, poi, dal finale della stagione stessa era, ed è una mia vera e propria supposizione, magari il finale stesso della serie che l'originale showrunner avrebbe voluto dargli.
Se vi siete stancati di Frank Underwood e non ne potete più delle sue lotte politiche questa stagione sarebbe perfetta per lasciare il miglior politico che abbia mai incontrato in vita mia.
Dopo questa enorme premessa direi che possiamo andare avanti e parlare più in dettaglio ma sempre senza spoiler di questa quarta stagione quindi che cosa dire che non sia stato già detto?
Forse, nulla.
Davvero poco direi, ma proviamoci.
Prima di tutto e per l'ennesima volta Kevin Spacey rimane da applausi a scena aperta, mi sono mancati i suoi mologhi che sfondano la quarta parete, un po' lasciati in disparte in questa stagione, ma è e sarà sempre la vera anima di questo show: lui è Frank Underwood ormai anche se essere legato ad un solo personaggio non fa mai piacere a nessun attore.
Durante quest'ultima stagione però, a fare da contraltare al " marito ", troviamo la bella e ingeniosa Robin Wright interprete della più cattiva Claire Underwood che, stavolta più delle precedenti stagioni, si prende lo spazio che merita nella narrativa complessiva dell'intero progetto diventando non più una parte fondamentale per Frank ma un qualcosa di completamente diverso.
Così, mentre Frank e Claire continuano a far impazzire il pubblico, dietro, davanti e accanto a loro una serie di vecchi e nuovi comprimari si mette sempre più in mostra, torna magari anche a farsi sentire e, pure se per poco, si prende i riflettori della scena anche in virtù di una caratterizzazione perfetta, presente anche nei protagonisti.
Per il resto, sin dal primo episodio, lo spettatore fan della serie si sente subito a casa: che siano le luci, le inquadrature o il movimento di camera tutto è cristallino e in linea con ciò che HOC è, era e, probabilmente, sarà.
Niente, credo sia difficile fare meglio della perfezione e credo sia difficile dire qualcosa in più di una cosa che, proprio per limiti strutturali e universali, non può fare passi avanti.
Perchè, vedete, io credo in Frank Underwood.

Alla prossima!

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