mercoledì 25 gennaio 2017

La vittoria dell'uomo di ferro e la vittoria del capitano




La prima Civil War Marvel è una delle saghe fumettistiche a cui sono più affezionato per svariati motivi ma in primis, perchè ha una qualità altissima.
La seconda Civil War Marvel, invece, manca davvero tanto di qualità e di originalità ma mi ha regalato un finale emozionante.
Questo meraviglioso finale mi ha ricordato l'epilogo altrettanto bello della prima Civil War e, allo stesso tempo, mi ha spinto a scrivere questo piccolo non so bene cosa dedicato a questi due finali.
Spero che la cosa vi piaccia.

Maggio 2007 - Finisce la prima Civil War

La guerra è finita e il re ha vinto.
Tony Stark alias Iron Man è il nuovo direttore dello SHIELD, il suo schieramento ha vinto e a breve l'Iniziativa dei 50 stati verrà messa in atto.
Tony Stark ha battuto Steve Rogers.
Iron Man ha battuto Captain America.
Steve è in manette, in catene e sta venendo portato in Campidoglio per essere giudicato e poi imprigionato per ciò che ha fatto.
Tutto è perfetto, a suo modo, ma nulla rimane mai così: basta un colpo ben assestato da un cecchino per mandare tutto in frantumi.
Steve Rogers muore come l'ultimo dei criminali ma il tutto viene fatto dove tutti possano vederlo e ricordarlo li, fermo a terra sanguinante.
La morte di uno dei più grandi eroi della storia, se non il più grande, fa sprofondare la comunità dei supereroi nel caos, vincitori e perdenti della guerra, e mette Tony di fronte al corpo di quello che è, a tutti gli effetti, il suo migliore amico.
Tony piange, urla e maledice se stesso per tutto ciò che ha fatto e per tutto ciò che è successo: la colpa è sua.
La guerra è finita, lui ha vinto ma la sua è una vittoria vuota e senza un senso: la darebbe sicuramente indietro per la vita del suo amico.
Tony Stark è l uomo che porta la corona ma questa quanto pesa?

Gennaio 2017 - Finisce la seconda Civil War

Questa volta, nella tomba ad aspettare il vincitore della guerra, non c'è Steve ma Tony.
Questa volta il futurista, l'eroe più intelligente del mondo ha perso la guerra, non ha visto più in la del suo naso e ha sbagliato le sue ultime mosse.
Tony Stark, colui che aveva vinto la prima guerra civile dei supereroi ha perso.
Ad affrontare il vendicatore di ferro è stata la bella e formidabile Carol Danvers alias Captain Marvel.
Carol ha deciso che per un ragazzo in grado di prevedere il futuro con non si sa quale grado di certezza valeva spaccare la comunità superumana in due e " uccidere ", sul finale, Tony Stark stesso.
Tony, invece, ha cercato in tutti i modi di evitare lo scontro, ha cercato di far aprire gli occhi su un problema tangibile: sul fatto che non si sapesse da dove provenivano quelle visioni, sul fatto che non si può punire qualcuno prima che faccia qualcosa di male.
Un confronto semplice, banale ma inasprito da tutto ciò che prima era accaduto tra gli eroi.
Ora Tony è li, nella stanza, ma a raggiungerlo non è Carol, non la vincitrice come Tony lo era durante la prima guerra, ma Steve Rogers.
Steve ne ha viste tante dal suo ritorno dalla morte, Steve è l uomo che è sempre stato ma è anche un uomo diverso.
Qualcuno, un suo vecchio nemico, è riuscito a mettere le sue mani sul passato e sulla mente di Steve modificandolo e trasformandolo in qualcun altro.
Questo non è più lo Steve di un tempo è un uomo che ormai si trova dall'altra parte della barricata, che sta muovendo tutti i fili giusti e che presto, molto presto prenderà il controllo di tutto.
Questo è uno Steve meticoloso, perfetto in ogni sua piccola mossa e capace di ingannare chiunque.
Questo è uno Steve arrabbiato, arrabbiato e furioso perchè ora che è tutto pronto, ora che il suo piano può iniziare Tony non sarà li a tentare di fermarlo.
Tony non potrà mettersi in mezzo e lui non potrà prendersi quella vendetta che tanto brama, non potrà dimostrargli che si sbagliava, non potrà fargli rendere conto di quanto la sua visione del mondo sia errata.
Steve è furibondo perchè non potrà trasformare in macerie tutto ciò che Tony ama davanti ai suoi occhi.

Alla prossima!

#Fumetti
#Marvel
#CivilWar

Tra me e i Pokemon finisce qua



Lo so, lo so questa è un po' una promessa del marinaio ma potrei pure riuscire a mantenerla sapete?
Infondo non ho più dieci anni.
Infondo non guardo più i cartoni, dei Pokemon.
Infondo uno alla fine si stanca delle solite cose.

Io già avevo molti dubbi sull'ultima versione di questi giochi ma alla fine, volente o nolente, mi sono fatto trascinare dal hype, dalle foto e dai video e sono andato al Gamestop a prendere la mia copia.
Ho acceso il 3DS e sono tornato in quel fantastico mondo che tanto mi riporta alla mia infanzia.
Quell'aria si sente, si sente davvero tanto ma non può essere abbastanza, non è abbastanza.
Così per un po' ti fai incantare dalle musichette classiche o dalla solita domanda " Sei un ragazzo o una ragazza? " ma non si va più in la.
Il 3D è carino, i nuovi meccanismi sono carini e anche se sono solo all'inizio della storia so che alla fine mi divertirò ma basta così.
Va bene così.
Non so, sarà che come per " Sherlock " vorrei che si fermassero in tempo prima di uccidere il brand ma da solo mi rendo conto che questo è un brand che non morirà mai quindi le mie lamentele devono sparire nel vuoto.
Dovrei fermarmi io e, in primis, ho sbagliato io a farmi trascinare ancora per ritrovarmi con questa patata bollente in mano.
La colpa è mia perchè dovevo rendermi conto che hype non avrebbe resistito più di tanto e mi sarei stancato quasi subito delle solite meccaniche e delle solite storie.
Forse è una mia mancanza, forse è stata una mia colpa.

Alla prossima!

#Pokemon
#PokemonSole
#Editoriale

domenica 22 gennaio 2017

Una serie di sfortunati eventi Un infausto inizio - Libro vs Serie tv






Torna, come ultimo capitolo di questa breve maratona e dopo molti anni, il confronto tra due opere " simili ".
Che facciano parte dello stesso universo e seguano lo stesso schema di narrazione, che siano l'opera originale e l'adattamento o che, infine, siano uno il seguito dell'altra ma con una ripetizione di certi schemi.
La prima volta che proposi questo format lo feci confrontando il film e la serie tv, seguito della pellicola, appartenenti all'universo di " Limitless ".
Il film mi era piaciuto molto, la serie non era niente male così decisi di parlarne un po' e di confrontarle visti i vari punti di collegamento.
Ho deciso, ora, di riesumare questa rubrica, se così si può dire, per parlare del libro e della trasposizione televisiva del primo capitolo della storia di " Una serie di sfortunati eventi ".
Tenete bene a mente che non parleremo in nessun modo del film della serie in questo articolo.
Forse e dico forse lo faremo nel prossimo futuro per ora però godiamoci questa piccola retrospettiva.

" Un infausto inizio ", il primo libro della serie, è un piccolissimo romanzo di centoquaranta pagine dedicato senza tanti problemi a tutte le età.
Abbiamo una storia in superficie per i più piccoli, un accenno di trama orizzontale per i ragazzi e uno sguardo cinico complessivo per gli adulti.
I personaggi e le ambientazioni potranno non essere così memorabili ma la narrazione e le battute sottili e non messe su carta non sono per niente male e riescono sempre a far ridere.
Nel complesso il libro è un libro fantastico, adatto a tutte le età, e un ottimo punto di inizio, semplice ma anche complesso, per qualsiasi saga anche in retrospettiva.

" Un infausto inizio " parte uno e parte due sono i due episodi della serie tv Netflix in cui viene adattato il primo romanzo.
Il libro viene preso e fotocopiato sullo schermo lasciando il lettore estremamente soddisfatto per la fedeltà alla materia originale e regalando, allo stesso tempo, anche un'ottima opera prima a chi non ha letto il libro proprio perchè il romanzo è un'ottima base da cui iniziare.
Abbiamo l'aggiunta di alcune scene solo per allungare il brodo, senza mai mostrarlo apertamente o rendendo la narrazione pesante, o per arricchire una situazione
Ciò che il libro non riesce fare, probabilmente per volontà dell'autore stesso, riesce alla serie che se, come su carta, non regala un ottimo trio protagonista eccelle nella presentazione del Conte Olaf e nella resa delle ambientazioni che sono spaziali.
Usufruendo la forza del media televisivo Netflix stupisce e sorprende con una messa in scena particolarmente colorata, nei suoi grigi, e tremendamente simile ad un film di Burton.
Complice anche la sua " forza seriale " Netflix decide di mettere la pulce nell'orecchio allo spettatore amplificando e aggiungendo a dismisura scene che fanno parte di una trama orizzontale più larga solo accennata nel primo libro ma altamente presente nei primi due episodi della serie.

In definitiva scegliere quale tra le due opere sia la migliore è un compito davvero difficile anche perchè sono perfettamente identiche tolti alcuni semplici e trascurabili tratti.
Probabilmente, guardando a 360° le due opere, direi che è il libro a vincere la sfida perchè su carta è assente quell'esagerazione, fastidiosa solo per alcuni chiaramente, che è continuamente presente sullo schermo sia nelle ambientazioni che nella messa in scena del Conte.

Spero che questo piccolo specchietto vi sia piaciuto anche perchè è possibile che lo riproponga man mano che leggerò i libri e vedrò gli episodi della serie dedicati.
Si vedrà ma intanto..

Alla prossima!

#UnaSerieDiSfortunatiEventi
#UnInfaustoInizio
#Netflix
#LaLettura
#Speciale

sabato 21 gennaio 2017

Netflix Pick 6 - Una serie di sfortunati eventi





Benvenuti al secondo giorno di maratona dedicato a " Una serie di sfortunati eventi ".
Se ieri abbiamo parlato del primo libro della saga oggi, inveve, ci dedicheremo ai primi due episodi della nuova serie Netflix arrivata sulla piattaforma il 13 Gennaio.
Oggi parleremo soltanto dei primi due episodi della serie perchè Netflix ha deciso di utilizzare due episodi a romanzo utilizzando, quindi, per queata stagione di otto episodi, solo i primi quattro.
 
Questi primi episodi, dal titolo " Un infausto inizio " parte uno e due, sono la trasposizoone fedele del romanzo originale.
Quando dico " trasposizione fedele " intendo che non viene cambiata neanche una virgola dall'opera originale.
Tutti i protagonisti, gli avvenimenti e, addirittura, le battute sono prese e riportate dalla carta sullo schermo senza batter ciglio.
Questa scelta da una parte potrebbe infastidire o annoiare chi ha letto e conosce a memoria l'opera originale per mancanza di alternative, dall'altra invece potrebbe rendere felici i lettori e intrattenere, allo stesso tempo, chi non ha mai letto il primo libro perchè comunque il materiale di partenza è ottimo.
Noterete, tuttavia, che per allungare il brodo verranno aggiunti alcuni pezzi o di sana pianta o appartenenti ad altri romanzi e ricollocati per migliorare la narrazione.

Passata la scelta da parte degli autori di riprendere il libro mano mano tranne per alcune scene ci si " scontra " con le altre due parti fondamentali della serie: l'ambientazione e il casting.
Prendo insieme questi due tratti della serie per iniziare un ragionamento che chiuderà l'intero articolo quindi seguitemi.
L'ambientazione, per prima cosa, è fantastica: creepy ma anche stramba al punto giusto.
Quanto serve per creare un'atmosfera si famigliare ma anche molto particolare: insomma si capisce di non star guardando una serie completamente reale.
Il casting, allo stesso tempo, segue molto da vicino i tratti tratteggiati nei libri e trova nel Conte Olaf di Harris la sua colonna portante.
I tre piccoli protagonisti per il momento non mi sembrano così memorabili, tolta la bambina, tuttavia sono facilmente riconoscibili e questo li rende, a modo loro, unici.

Perchè, però, ho deciso di analizzare insieme il casting e l'ambientazione?
Ho deciso di analizzare il casting e l'ambientazione della serie insieme perchè queste, non solo, sono i tratti fondamentali dell'opera ma perchè sono i tratti più spigolosi dell'intera serie.
Se infatti nel libro l'intera aura stramba del mondo di Lemony Snicket è ben calibrata, nella serie l'ambientazione e il casting, soprattutto parlando di Harris, sono esagerati quel tanto che basta in più per allontanare lo spettatore più occasionale che magari rimane stordito e infastidito da un qualcosa di così " stupido " se si vuole usare questa parola che è, comunque, sbagliata.

Quanto, questo tratto, mina la serie confrontandola con l'opera originale?
Ritornate domani per sapere la risposta a questa domanda.

Alla prossima!

#NetflixPick
#Netflix
#UnaSerieDiSfortunatiEventi

venerdì 20 gennaio 2017

Primo libro del 2017 - Una serie di sfortunati eventi 1




Benvenuti alla mini maratona di tre giorni dedicata solo ed esclusivamente a " Una serie di sfortunati eventi " che faccio per farmi perdonare della mia assenza abbastanza pesantina in questa settimana sia nella pagina che sul blog.
Su, abbiate pazienza e tornate qui sia domani che dopo domani per sapere che cosa ne penso, a 360°, di questa saga.

Chi mi conosce, infatti, sa che, di recente, quando mi avvicino ad una nuova saga, di qualsiasi genere, cerco di " guardare " qualsiasi cosa faccia parte di quel particolare mondo.
Cerco di conoscerlo nella sua pienezza, esiste questa parola (?), per capire al cento per cento che cosa sto " guardando " e per poterne parlare con cognizione di causa.
Così quando Netflix ha annunciato che il 13 Gennaio sarebbe arrivata sulla piattaforma la prima stagione di " Una serie di sfortunati eventi " mi sono subito interessato.
Sapevo che dalla saga letteraria, molto famosa, era stato tratto un film che avevo visto ma che mi aveva detto poco e che i libri principali erano 13.
Capito quanto fossero aderenti gli episodi alla trama dei romanzi mi sono catapultato in libreria per comprare e iniziare " Un infausto inizio ", il primo della saga, per poi, a lettura completa, guardare i primi due episodi della serie ispirati proprio al primo libro.
Caso vuole che, complice l'ennesima lettura mensile non andata a buon fine, " Un infausto inizio " sia il mio primo libro del 2017 quindi, fatta quest'introduzione parliamone un po'.

" Un infausto inizio ", per prima cosa, fa ridere.
Fa davvero ridere.
Non importa il livello della battuta, ce n'è più di uno, non importa chi sia a dirla o se esca volontariamente o no: è un libro che fa davvero ridere dall'inizio alla fine.
Magari non riderete sino a perdere il respiro, magari sorriderete e basta ma c'è sicuramente un'ottima dose di spirito in quelle pagine.
Uno spirito ben dosato sia per bambini, per ragazzi che per adulti.
Faccio questa distinzione perchè, come per i livelli di battute, l'intero libro ha tre livelli di lettura e di gradimento che variano dall'età del lettore ma che non intaccano in minima parte la comprensione e il piacere nella lettura.
Il bambino più piccolo si divertirà a leggere la storia di questi tre giovani e sfortunati orfani, il ragazzo riuscirà a trovare sin da subito la trama orizzontale nascosta nelle pagine e l adulto troverà con facilità una critica sociale e un cinismo degni di Woody Allen.
Sorprendentemente Lemony Snicket, nome fittizio di Daniel Handler, scrive un libro adatto a qualsiasi età e a qualsiasi tipo di lettore che si attesta sulle 140 pagine che passano con una facilità e un piacere inaudito.
Forse i quattro personaggi principali, per il momento, non hanno tutto lo spazio che si meritano e non è facilissimo innamorarsi di loro, più per il " poco " tempo in scena che per altro, ma lo stile di scrittura e la narrazione ad alto respiro della vicenda, promessa e mantenuta dai tredici libri che completano la saga, mi fanno ben sperare per il mio rapporto futuro con questi personaggi.

Se volete una lettura semplice, veloce e anche tremendamente divertente, adatta a voi e a qualcuno di più piccolo " Una serie di sfortunati eventi - Un infausto inizio " è il libro migliore che si può prendere in considerazione.

Alla prossima!

#LaLettura
#UnaSerieDiSfortunatiEventi

lunedì 16 gennaio 2017

The final problem - Impressioni a caldo su tutto




Nel bene o nel male questa storia, questa intera serie credo sia arrivata al capolinea.
Al capolinea non solo dal punto di vista lavorativo e di tempistiche, difficile aspettare ancora quattro anni per una quinta stagione, ma anche di scrittura e di qualità di scrittura.
Se il discorso conclusivo di Mary è retorico a dir poco, io l'ho amato, serve a riunire tutti i puntini e a ricreare l'quilibrio iniziale che è alla base dei racconti e dell'idea di Doyle: due uomini che ascoltano in un salotto strani e divertenti casi e li risolvono.
La retorica esagerata del discorso però non solo mostra il profondo amore di Gattis e Moffat per la materia e per la loro serie ma ne evidenzia il limite principale: non ci sono più storie da raccontare.
Abbiamo visto Sherlock e Watson incontrarsi, risolvere una serie di casi, alcuni brutti e altri no, incontrare l'amore, scontrarsi con Moriarty, " uccidere " Moriarty, sposarsi, solo Watson, trovare un altro nemico quasi importante, troppo poco carisma; e mettere il loro rapporto in discussione.
Abbiamo visto questi due fare di tutto e di più tant'è che si è dovuto mettere mano al passato del protagonista, si è dovuta eseguire una sorta di retcon e si è stati costretti a creare un villan identico in tutto e per tutto a Sherlock, quindi quasi indistruttibile, solo malvagio.
Il canon è stato esplorato continuamente e sino allo sfinimento, si è modificato qualsiasi cosa limitandosi alla sfumatura sino ad arrivare ad un cambio totale e si è creato anche l'inumano, Eurus appunto, eliminando dal contesto anche una protagonista portata sullo schermo solo un anno fa e parliamo di Mary.
Per creare qualcosa di ancora diverso si è dovuto richiudere in una stanza i tre principali personaggi della serie scomodando anche, a livello di marketing, il principale villan delle prime due stagioni e dell'opera originale.
Si è dovuto fare tutto qusto e l'episodio neanche è stato eccezionale: è stato carino.
Carino ma già visto.
Formidabile nel tenere l'ansia ma troppo veloce in certi punti.
Quindi, su tre episodi, solo una è stato bello questa volta.
Così, con questi dati alla mano: cosa si può fare di più?
Si può fare qualcosa di più?
Si deve fare qualcosa di più?
Si deve ancora toccare una serie di libri spolpata sino al limite?
Basta.
Fermiamoci qui e godiamoci le prime due ottime stagioni e le ultime due stagioni abbastanza discrete.
Fermiamoci prima di qualche buffonata.
Fermiamoci perchè ci è andata bene.
Fermiamoci perchè ci è andata splendidamente.

Alla prossima!

#Sherlock
#Editoriale

mercoledì 11 gennaio 2017

Miglior puntata e peggior ascolti della serie






Io non vorrei fare una vera e propria recensione della puntata perchè non ce n'è bisogno, per me è un capolavoro, ma vorrei parlare di questo strano paradosso che, purtroppo, la messa in onda settimanale ha creato.

Come può la miglior puntata di tutta la serie avere, allo stesso tempo, i peggiori ascolti dalla prima messa in onda?
È stata la giornata sbagliata?
La regina tornata a mostrarsi al pubblico ha attirato su di sè tutta l'attenzione?
" Sherlock " non tiene più quanto dovrebbe?

Forse è una di queste, forse sono tutte insieme o forse tocca rendersi conto che se su tre episodi il primo è brutto difficilmente la gente è interessata a vedere gli altri due.
Ed il primo episodio della stagione, come avete visto nell'ultimo articolo, secondo me è brutto, davvero brutto.
Si può sempre dire che Moffat e soci sappiano confezionare un buon prodotto ma nulla, nulla rimane intaccato dal tempo e dai fallimenti.
Fallimenti, più di uno, almeno uno a stagione, che hanno intaccato una serie perfetta.
Fallimenti sempre presenti o sul finale di stagione o nel mezzo mai all'inizio, come se, l'episodio più debole fosse sistemato strategicamente per allentare e per riprendere la presa tra due episodi forti.

" Sherlock " magari sarà perfetto ma non infallibile.
Per questo, credo, ci voglia più cura, nel futuro, per un piccolo gioiello bello a vedersi ma davvero tanto fragile.

Alla prossima!

#Sherlock
#Editoriale

venerdì 6 gennaio 2017

Why Sherlock e Moffat? Why?



Un editoriale per aprire la settimana e l anno, un editoriale in mezzo alla settimana e un editoriale per finirla.
Editoriali su editoriali su altri editoriali.
Questa volta, un editoriale dedicato alla prima puntata della quarta stagione di Sherlock.

La prima puntata di uno dei serial inglesi più amati è finalmente arrivata sui nostri schermi, anche italiani, e ci ha lasciato con un finale da togliere il fiato.
Un finale sorprendente ma, per me, davvero stupido.

Mary è morta.
La moglie di Watson, una delle più strane amiche di Sherlock è passata a miglior vita salvando proprio la vita del famoso detective.
Non ci sarebbe nulla di male nel suo gesto tuttavia è tutto il resto ad essere un vero problema.

Mary muore nel momento sbagliato.
Mary muore nel modo sbagliato.
Mary muore per le mani del personaggio sbagliato.
Mary muore solo ad una stagione del suo debutto.
Mary muore dopo aver avuto un figlio.

Capisco, come ha detto il creatore della serie, il voler rimettere la coppia dei due detective al centro della scena ma davvero?
Davvero così presto?
Davvero hanno sentito il bisogno di riavvicinare la coppia solo dopo una stagione di attività del trio?
Infondo Mary poteva rimanere con la bambina la maggior parte del tempo e basta.
Basta perchè Mary non aveva dato il meglio di sè e già siamo stati costretti a dirgli addio.
Basta perchè Mary viene uccisa da un proiettile non destinato a lei che, probabilmente, Sherlock avrebbe facilmente schivato.
Basta perchè è tutto troppo ridicolo, anche l'episodio stesso, per sembrare vero.
Non so.

Probabilmente sono più arrabbiato perchè mi è sembrato uno spreco.
Uno spreco perchè se tanto l'hai fatta morire ora che senso ha avuto renderla così importante?
Che senso ha avuto dedicarle tutta la terza stagione?
Certo magari l'intero evento cambierà profondamente John ma da una serie che, a quanto sembra, non vuole modificare molto il canone di base cosa potrà cambiare in uno dei due protagonisti?

Chissà, magari la risposta più semplice è che i due attori si sono separati nella vita vera e hanno deciso di dividere le loro strade anche in quella scenica.

Alla prossima!

#Sherlock
#Editoriale

mercoledì 4 gennaio 2017

Vedere oggi il primo episodio di Twin Peaks




Vedere oggi il primo episodio di " Twin Peaks " è un'esperienza particolare.
Davvero, davvero particolare.
Vedere oggi il primo episodio di " Twin Peaks " significa confrontarsi con una leggenda, con un passato glorioso e tremendamente pieno di ricordi.

" Twin Peaks " non è solo una serie tv di due stagioni che conta ventiquattro episodi ma è anche un fenomeno mediatico perso nel tempo che nessuno si ricorda distintamente in Italia ma che conta più di un fedele, se non tanti di più, in patria e nel resto del mondo.
Tu sei giovane, senti di questa fantastica serie tv e allora vuoi subito vederla.
Non importa su quale sito di streaming devi andare o a quale sconosciuto devi chiedere i cofanetti dvd ma ne hai bisogno.
Hai bisogno di vederla perchè vuoi sapere anche tu, vuoi vivere quelle emozioni anche tu e perchè vuoi far parte di quella specifica porzione di universo.
Guardare " Twin Peaks " oggi è più di guardare una semplice serie tv.

Allora premi play e lo show inizia.
Parte la sigla, grandissima colonna sonora, e piano piano tutto ciò che deve succedere succede.
Ti sta bene, oltre alla parte principale non succede nulla di che ma non sollevi nessun vero e proprio problema salvo quando la vera svolta arriva a trenta minuti dall'inizio del pilot e allora, solo allora, inizi a sentire un po' di stamchezza.
Stanchezza si, magari non una stanchezza annoiata ma una stanchezza della visione perchè semplicemente i tempi sono cambiati.
Le serie di ora non sono le serie di un tempo e quindi, se mai decidi di " scontrarti " con un prodotto del genere, devi confrontarti con un ritmo inconsueto, diverso e difficilissimo da afferrare.

Così lo show va avanti sino alla fine, in maniera abbastanza tranquilla senza scossoni tuttavia questa è la grandezza di " Twin Peaks ": ne hai ancora voglia.
Non ci sono chissà quali grandi segreti, non c'è un vero finale a sorpresa che ti invogli a vedere il continuo ma va bene così.
" Twin Peaks " va bene così.

Alla prossima!

#TwinPeaks
#Editoriale

lunedì 2 gennaio 2017

Che venga il 2017 perchè il 2016 ha fallito



Il 2016 ha fallito.
Il 2016 ha fallito?
Non lo so, forse non per me.
Ho iniziato l'anno in maniera abbastanza strana, continuando su un binario disastroso e finendo in un buon posto con una buona vista.
Si è vero, il 2016 mi ha lasciato un piccolo strascico finale che ancora mi crea problemi di natura personale ma siamo solo all'inizio e mi sento davvero carico per il domani, per il prossimo mese e per tutto quest anno.
Ho idee, progetti e voglia, voglia di fare e di provare, magari anche di fallire ma non ho sicuramente voglia di fermarmi.
Ci sarà ancora gente che si lamenterà, gente che morirà e gente che non riuscirà andare avanti perchè capita, perchè alla fine non cambia davvero nulla.
Non cambia davvero nulla se non siamo noi che vogliamo cambiare qualcosa.
Quindi si, sarà dura, sarà brutta ma ce la farò e ce la farete anche voi.
Ve lo prometto perchè se avrete problemi chiamate, scrivete, venite e vedrò di aiutarvi.
Come dice il mio motto: c'è sempre una soluzione.

Alla prossima!